La crescita delle energie alternative non frena il desiderio dell’oro nero. 13 compagnie, 7 italiane e 6 straniere, dovrebbero trivellare i mari che circondano la nostra penisola alla ricerca di petrolio, ma ambientalisti ed esponenti delle Regioni, contrari, hanno depositato in Cassazione sei diversi quesiti per procedere ai Referendum anti-trivelle.

Legambiente mette in luce l’incoerenza di questa scelta, che va contro la decisione presa al forum di Parigi di spostare gli investimenti sulle energie alternative. Inoltre, per estrarre una quantità di petrolio che basterebbe appena per coprire il fabbisogno energetico nazionale di 7 settimane, si danneggerebbero in modo serio la pesca e il turismo, che sono invece risorse stabili e preziose per il nostro paese.

Puntare sulle energie alternative sembra conveniente anche perché l’estrazione petrolifera non è senza conseguenze per il territorio: pare infatti che le procedure ampiamente usate per estrarre il petrolio dal sottosuolo causino problemi di inquinamento e possano addirittura mettere a rischio l’assetto idrogeologico. Il fracking, che consiste nello spingere nelle falde acqua ad alta pressione, addizionata di sabbia e sostanze chimiche, porterebbe all’accumulo di acque di scarto fortemente inquinanti, che tornano in superficie solo in parte, mentre in una percentuale non irrilevante (circa il 20%) rimangono sotto terra portando all’inquinamento delle falde acquifere circostanti. Molti pensano che questa pratica possa anche provocare terremoti. Negli Stati Uniti, e più precisamente in Oklahoma, negli ultimi anni si registra un significativo aumento del numero di terremoti che è stato collegato proprio alla pratica del fracking.

(Fonte: Legambiente; The Guardian)