Fin dall’antichità e in ogni cultura, l’acqua è l’elemento tradizionalmente associato alla vita, ma questo non è servito a preservala dall’inquinamento: l’urbanizzazione e l’industrializzazione degli ultimi secoli hanno portato a pesanti contaminazioni delle falde acquifere e dei corsi d’acqua.
In passato le industrie hanno contribuito in larga misura all’inquinamento delle acque, oggi, le cose sono cambiate grazie alla crescente sensibilità ai problemi ambientali e a una normativa più rigida: dal 1989 ad oggi la domanda chimica di Ossigeno (COD) si è ridotta del 69%, l’Azoto del 59%, i metalli pesanti del 16% e il Fosforo del 42%.
La riduzione dell’inquinamento è dovuta anche all’impiego di impianti di purificazione delle acque, che permettono di ridurre in modo significativo le sostanze inquinanti rilasciate nelle acque. Grazie all’uso di materiali tecnologicamente evoluti è possibile trattare anche fluidi particolarmente corrosivi e ridurre al minimo l’impatto ambientale di qualsiasi processo industriale .
Dalla chimica, che in passato è stata soprattutto un problema per la purezza delle acque, adesso potrebbero arrivare soluzioni per rendere potabili le acque che non lo sono (parliamo qui di uno studio interessante: http://www.asvstubbe.it/blog/liquami-depurati-diventano-acqua-potabile/), con enormi vantaggi per quella grande fetta della popolazione mondiale che ancora soffre la fame e la sete. Ottimi risultati dà il trattamento con il cloro, ma oggi alla purificazione delle acque contribuiscono anche le biotecnologie.
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